Può succedere a tutti di cadere, basta poi sapersi rialzare. Succede a chiunque, anche a colossi di programmazione e produzione quali la Ubisoft. Si pensa un po più al mercato, agli introiti, al bilancio, alla cadenza annuale forzata di un titolo e si perde lucidità, freschezza. Non si riesce a mettere proprio del tutto a fuoco la situazione, arriva quel momento nel quale non ci si sente completamente padroni della scena, come invece succedeva prima. Il gioco esce, è sugli scaffali: è un gioco enorme, lavorato, annunciato da tempo, fatto pregustare con arguzia e pazienza, ma manca di qualcosa. Manca quel qualcosa che sembrava ovvio, scontato, palese a prima vista, al primo sguardo indirizzato con il solito grande interesse nei confronti del titolo, al momento dell'annuncio, dove tutto poteva prospettarsi finalmente raggiunto e completo.
E' passato tanto tempo, troppo per poter rimanere ancora in sella alla saga (ricominciando da Assassin's Creed: Unity), seguendola come sempre per piccole salite e modeste discese, senza voler proferire parola che possa andare a macchiare quell'universale, quella "quidditas", che dal primo capitolo risultava il perno principale del gioco ma che ora sembra oramai dissolto in fiumi di spasmodica necessità di pubblicazione.
E' passato tanto tempo, troppo per poter rimanere ancora in sella alla saga (ricominciando da Assassin's Creed: Unity), seguendola come sempre per piccole salite e modeste discese, senza voler proferire parola che possa andare a macchiare quell'universale, quella "quidditas", che dal primo capitolo risultava il perno principale del gioco ma che ora sembra oramai dissolto in fiumi di spasmodica necessità di pubblicazione.




